Riflessioni per una nuova cultura della biodiversità

#biodiversità
Autora: Elisabetta Falchetti*

 

Resumen:

Introduco questo breve saggio riportando le risposte ingenue e simpatiche dei bambini Marco e Matteo, indicative della capacità di percepire finemente la diversità biologica anche in giovane età, ma anche della difficoltà di orientarsi nella diversità stessa e di categorizzarla con coerenza in mancanza di riferimenti concettuali della cultura formale. Nella scuola primaria italiana vengono insegnati ai bambini concetti di insiemistica che aiutano a strutturare categorie, e questa competenza generalmente si costruisce con facilità; i nostri giovani Marco e Matteo avranno imparato a includere in insiemi omogenei e confrontabili i vari caratteri di diversità che hanno riscontrato nei loro compagni. La scienza ha i suoi paradigmi per orientarsi nella diversità dei viventi. La scuola ne insegna alcuni e fornisce definizioni della biodiversità, non sempre con successo, in quanto non si tratta di un semplice apprendimento di insiemistica. I classici percorsi di educazione ambientale supportano l’apprendimento con un approccio scientista e orientato vero lo sviluppo sostenibile. Anche i media, ormai da tempo, propongono sotto varie forme i problemi della biodiversità.

 
*La mia formazione professionale è scientifica; sono laureata in Scienze Naturali e specializzata in zoologia. La mia concezione della diversità dei viventi va quindi oltre le categorie del quotidiano e della cultura comune, avendo integrato i modelli interpretativi della scienza nelle mie forme di pensiero. Ho condotto ricerche in natura sugli animali, ho lavorato in uno Zoo e in un Museo di Zoologia; ho elaborato progetti di salvaguardia di specie minacciate di estinzione. Sono pertanto un tecnico esperto della “biodiversità” animale e della sua conservazione; nel mio lavoro applico i fondamenti epistemologici ed empirici con i quali la scienza studia la diversità dei viventi. Oltre alla funzionalità, riconosco al modello scientifico un solido impianto culturale e ne apprezzo la ricchezza intellettuale, pur nella consapevolezza degli inevitabili limiti esplicativi e della transitorietà. Ma sono anche una docente universitaria; ho condotto ricerche e sperimentazioni nella didattica delle biologia e nell’educazione ambientale. Mi sono posta quindi il problema dell’insegnamento della/sulla biodiversità, del suo valore culturale ed educativo, del suo campo di influenza e dell’impatto non solo nella bio-ecologia e nella conservazione, ma anche nella formazione degli individui e delle nostre società.
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